Ora arriviamo alla questione chiave: Emanuela è stata riconsegnata? Al Vaticano?
Qui la testimonianza di Marieclaire è molto chiara e non lascia spazi, anche se nel tempo le dichiarazioni delle parti coinvolte sono cambiate.
Marieclaire ricorda che lei e la sua famiglia, con il suo parroco che rappresentava il Vaticano e i servizi italiani fecero di tutto affinché fosse liberata, e riconsegnata. In particolare i Servizi italiani, Marieclaire e la sua famiglia, puntavano ad un’irruzione nel covo di Accetti e ad una liberazione ufficiale. Il parroco e il Vaticano invece avevano postulato l’idea di un convento prima che la ragazza partorisse, perché i rapitori avevano detto che era incinta.
In quel periodo ci furono conversazioni telefoniche tra Marieclaire e i rapitori. I rapitori avevano il numero di Marieclaire perché cercavano lei, era stata lei a dire di chiamarsi Emanuela, pertanto chiamarono subito a casa sua per il riscatto. I rapporti fra i rapitori e Marieclaire sono continuati per 40 anni; fomentati dai servizi vaticani che non hanno mai smesso di cercare di fare del male a Marieclaire o eliminarla.
Ma cosa ricorda Marieclaire di quei giorni? Senza dubbio era di comune accordo che le trattative per la detenzione di Emanuela e il suo eventuale rilascio passassero per la famiglia di Marieclaire e Marieclaire stessa, anche perché il Vaticano aveva creduto che lei fosse amica di Emanuela e come si sa c’era stato uno scambio di persona. Marieclaire ricorda che la famiglia, il parroco le suggerivano cosa dire al telefono. I servizi erano in contatto con suo zio, era stata lei a dare il suo contatto.Una cosa traumatica per Marieclaire è stata parlare in prima persona di Emanuela: un espediente voluto dai rapitori per esporla e poter arrivare a lei attraverso quello che diceva e chi la ascoltava. Le parole suggerite a Marieclaire dalla famiglia furono, parlando in prima persona di Emanuela, “Mio padre farà di tutto perché io torni a casa”.
Al telefono la voce, che parlava meridionale, disse: “Tu a tuo padre non lo rivedi”. Marieclaire ricorda come in quel periodo teneva rapporti con il parroco, che le suggerì: “Emanuela potrebbe andare in qualche convento in attesa di partorire”. Ma la voce le disse: “No, perché poi dal convento ritornerebbe a casa, invece a casa non deve ritornare”.Poi Marieclaire, su suggerimento del padre, disse “Mi piacerebbe andare all’estero”. La voce rispose “Ma anche a Roma c’è il quartiere africano”.
Marieclaire ricorda che un messaggio in codice era “Il flauto l’ho dato a Marco”. La voce rispose “Conosci Marco?” Marieclaire effettivamente aveva un amichetto che si chiamava così, un compagno di scuola. La voce continuò: “Marco ha due cognomi”. Marieclaire disse, su suggerimento della famiglia: “Mi piacerebbe andare all’estero”. La voce rispose: “No, per andare all’estero servono i documenti, e comunque anche a Roma c’è il quartiere africano. Marco ha un garage, uno studio, al quartiere africano. La porteremo lì”. E chiaro. Emanuela è stata consegnata ad Accetti. Lui il flauto l’ha avuto direttamente da lei. C’è una testimonianza su questo. E’ innegabile. Come è innegabile che Accetti l’abbia violentata, e che abbia fatto partecipare alle violenze i suoi amici. Lo riferì lo zio di Marieclaire, che trattò con lui e che si recò nel suo garage per preparare la liberazione della ragazza, cosa che non andò in porto.
Probabilmente era chiaro fin da subito che avrebbero voluto farla ritrovare nel garage di Accetti, una volta accortisi dello scambio di persona.Ma Accetti rifiutò e fece compromettere lo zio di Marieclaire. E la trattativa naufragò.
Una cosa è certa quindi: Emanuela non è stata mai riconsegnata. Per volontà non del Vaticano, ma degli esecutori. Tutti coloro che affermarono il contrario depistarono, a partire dal cardinale Oddi, di Perugia, amico del parroco di Marieclaire, che la aiutò per depistare, e affermò di averla vista tornare in Vaticano. Per non parlare dei vari attori, tra cui la Minardi, che difendeva De Pedis chiaramente, e disse che l’aveva riconsegnata. La stessa cosa dissero tante altre persone, compreso lo zio di Marieclaire, che iniziò a depistare anche lui perché si era compromesso.
Per quanto riguarda l’Inghilterra, tutto parte da un messaggio su un viaggio a Londra di un compito di scuola di Emanuela che lo zio di Marieclaire scrisse da subito come depistaggio in un Komunicato. Poi la cosa venne ripresa di recente dal Vaticano perché sembrò ammorbidire il ruolo e la responsabilità del Vaticano stesso, includendo lo Stato italiano. Fu una trattativa con lo zio di Marieclaire.
Lo stesso vale per i 5 fogli.Soprattutto il fatto che la ragazza fosse morta di morte naturale e tenuta in vita a lungo era molto più presentabile come versione nei confronti della famiglia e dell’opinione pubblica.C’è di più: Marieclaire durante il pontificato di Benedetto chiamò l’avvocato di Pietro Orlandi e Pietro stesso, su volontà del vaticano, per un’esigenza di verità. E tra le altre cose raccontò a Pietro di aver conosciuto una ragazza con i parenti che lavoravano in Vaticano durante un viaggio a Londra (in realtà era a Dublino, in un college).
Marieclaire scoprì poi che la sua amica in realtà era figlia di un militare. Insomma, per depistare basta un aggancio, un’idea…Ma era ovvio che in quel caso la pista della pedofilia era palese.
Insomma, questa storia ha avuto una cattiva gestione da subito, fino ai nostri giorni, da qualunque punto di vista. Chissà se c’è ancora qualche cosa da raccontare in questa scomparsa?

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