Il rapimento di Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pedofilia

Copertina del podcast sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e sulla testimonianza diretta di Marieclaire riguardo alle trattative per la sua liberazione.

Emanuela Orlandi e Mirella Gregori: le scomparse del 1983

Ma, veniamo al dunque…I rapimenti di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori sono collegati alla pedofilia?

Da parte di chi? E quest’ultima domanda è quella alla quale tutti cercano di dare risposte da 40 anni.

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Dunque, le cose secondo la testimonianza personale di Marieclaire stanno in questo modo: se avete seguito le precedenti puntate avrete capito che si è trattato di scambi di persona e dei Servizi vaticani capeggiati da Casaroli come mandanti.

Ma, a questo punto, la risposta è chiara: se Emanuela e Mirella non erano i bersagli iniziali ma i bersagli erano Marieclaire (definita dai rapitori stessi “l’altra Emanuela” perché lei aveva detto di chiamarsi così) e la sua amica che faceva di cognome Gregori, allora è chiara anzitutto una cosa:

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Emanuela e Mirella non erano state oggetto di pedofilia da parte di prelati prima del rapimento.
Questo per il semplice fatto che non erano loro i target.
Le famiglie possono confermare che se le ragazze avessero subito violenza prima del rapimento, l’avrebbero raccontato anzitutto in famiglia. E non lo fecero. La testimonianza di un’amica di Emanuela delle scuole elementari con l’apprezzamento del monsignore non può avere voce in capitolo per una storia di portata così enorme. Tanto più se ripensiamo al fatto che Marieclaire ha detto di chiamarsi Emanuela Orlandi. Era chiaro che cercavano Marieclaire.

Nemmeno la storia di GPII o della suora regge, è semplice cameratismo. Anzi, potrebbe essere stato provocato appositamente da qualcuno che sapeva delle telefonate intercorse tra il Vaticano e Marieclaire.
Sia Emanuela che Mirella andarono in udienza, e questo potrebbe essere stato un motivo per attenzionare soprattutto Mirella, la meno conosciuta. La madre riconobbe il gendarme.

Marieclaire ricorda che in quegli anni era solita andare al mare sulla riviera romagnola con la famiglia e noleggiare un “tandem” con suo padre. (“vado sul tandem”)

Le telefonate e i misteri del caso Emanuela Orlandi e Mirella Gregori


Ma facciamo un passo indietro, o meglio, torniamo al cuore della questione, in che modo la pedofilia c’entra con questo caso?
Per rispondere bisogna partire dagli equivoci delle telefonate intercorse tra Marieclaire e il Vaticano, (centralino, poi Casaroli) equivoci instillati ad arte dalla famiglia (padre e zio) che aderivano al Progetto Kapella dei servizi dell’est ma che prima di tutto pensavano a salvarsi la pelle instillando nel Vaticano il dubbio di un movente di questo tipo nell’attentato a Giovanni Paolo. Movente che semmai, riguardava solo ed esclusivamente l’infanzia del padre di Marieclaire e che lui preferiva addossare sulle spalle di sua figlia, in un’ottica decisamente poco responsabile.


Era così che Marieclaire era stata portata a dire che non voleva andare a letto con il suo papà, scambiato poi per il Santo Padre.
E’ ovvio che Marieclaire afferma con certezza che nessuno l’ha mai violentata, anzi, solo un nonno, una volta, la palpeggiò affinché Marieclaire lo dicesse al telefono.
Doveva parlare infatti “in codice” di Emanuela con i rapitori in prima persona e dire chi l’aveva violentata: la famiglia di Marieclaire non lo permise e le fece dire “mio nonno” perché era una metafora per alludere ad una persona anziana. Poi ci fu l’altro equivoco: suo nonno venne scambiato per il Presidente Pertini, perché le alte cariche dello stato non si spiegavano come faceva questa bambina ad essere in contatto con loro: la proteggeva il padre con i suoi “amici”.

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e la pista della pedofilia: testimonianze e ipotesi


Ma in tutto questo c’era un’attività ad opera della massoneria: subito dopo che Marieclaire scrisse la letterina o quando le giunse dal parroco la risposta verbale, la massoneria cominciò a contattare la Banda della Magliana, la criminalità, per portare ragazzini di bassa estrazione sociale da alcuni cardinali. Era un fatto risaputo in Vaticano.

Viganò si oppose a questo scandalo, che Woytila fece passare sotto silenzio, anche se i giornali ne parlarono. Pare proprio Casaroli ne fosse coinvolto.
Marieclaire a questo riguardo ricorda di avere detto di avere la roulotte, perché in realtà loro andavano in campeggio con la tenda, e lei voleva apparire più ricca.
Marieclaire ricorda anche che all’asilo nido le suore le avevano insegnato una canzoncina sulla zingarella, che a lei piaceva. E che si era impersonata in una sua amichetta che si era vestita a carnevale da zingarella. L’aveva scritto nella lettera. Perché sapeva che la foto la ritraeva vestita da Biancaneve.

Inoltre Marieclaire viveva in una famiglia della borghesia colta di sinistra: il padre, insegnante di lettere stimato, non avrebbe mai permesso che nessuno toccasse la sua bambina, tantomeno preti.
Si guardava bene dall’andare a Roma e anche quando visitavano chiese si soffermava sempre sul lato esterno. Architettonicamente parlando. A suo padre interessava soprattutto tenere la figlia al sicuro, e semmai interessava che la figlia lo dicesse o lo facesse intendere al telefono.

Invece torniamo a Emanuela e Mirella. Sono state vittime di pedofilia? Senza dubbio, dopo il rapimento. Sono state violentate. Soprattutto dagli esecutori del rapimento: Accetti, Banda, mafia.
Per quanto riguarda Emanuela, Marieclaire ricorda che dissero che Marcinkus si fosse interessato alla trattativa, una volta accortisi dello scambio di persona. Anche il parroco di Chiara, lo zio le dissero che si era recato nel covo di Accetti. (il parroco non era del tutto sicuro). Infatti una delle voci al telefono potrebbe essere la sua, quando dice “abbiamo pochi momenti”.
Non è dato sapere se abbia approfittato di Emanuela. I rapitori dissero di sì, ma non possono essere attendibili. Certo è che ci sono nell’audio dei rumori di scariche elettriche. Potrebbero essere stati i servizi vaticani riguardo agli equivoci intercorsi al telefono con Marieclaire.
Quindi, un dato è incontrovertibile: la pedofilia è stata un equivoco costruito a tavolino prima del rapimento e non c’è stata pedofilia ecclesiastica come movente per il rapimento delle due ragazze.
Quello che è successo dopo il rapimento, si può facilmente immaginare. Cosi come si può immaginare che una volta accortisi dell’autogol il Vaticano abbia cercato da parte del Pontefice di far liberare la ragazza, all’insaputa dei Servizi Vaticani che si sono trovati spiazzati anche loro.
E con questa puntata abbiamo messo tanti puntini sugli “i”.
Vedremo se è rimasto ancora qualcosa da raccontare…

Ascolta il podcast sul caso Emanuela Orlandi e Mirella Gregori

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