Episodio 5- Perchè proprio Emanuela Orlandi?

Copertina del podcast sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e sulla testimonianza diretta di Marieclaire riguardo alle trattative per la sua liberazione.

Perché proprio Emanuela Orlandi?
Se avete sentito le precedenti puntate avrete scoperto che si è trattato di uno scambio di persona, un autogol.
Ma perché Marieclaire pronunciò proprio quel nome: Mi chiamo Emanuela Orlando-i?
Dunque, lei ricorda che il nome fu una sua scelta personale. Ma solo per quanto riguarda il nominativo, Emanuela. Le ricordava infatti Emanuela Setti Carraro, moglie del generale Dalla Chiesa, nel cui attentato suo zio era coinvolto, e di cui, secondo Marieclaire, era il vero mandante.
Dalla Chiesa stava intercettando suo zio, di Lotta Continua, e lui era piuttosto infastidito.
Ma facciamo un passo indietro: perché Dalla Chiesa stava intercettando suo zio? Marie Claire aveva fatto una chiamata al 112 per segnalare che gli amici di suo zio, brigatisti, avevano affittato una villetta vicino alla casa dell’imprenditore Ferrero, quello della Nutella per intenderci.
Marieclaire volle fare qualcosa per difendere Ferrero e chiamò il 112. Ferrero si salvò la vita grazie a Marieclaire.
Da lì una serie di eventi portarono prima Dalla Chiesa a intercettare suo zio, poi, dopo le minacce e i ricatti dello zio al padre, il padre di Marieclaire riuscì tramite il partito socialista a farlo spostare in Sicilia, adducendo la motivazione che combattere la mafia era più importante che combattere certe ideologie per quanto fuorilegge.
Non contento, lo zio, costrinse il padre di Marieclaire a sentire i suoi contatti di Palermo per colpire Dalla Chiesa.
Così, quando il padre di Marieclaire le chiese se avesse scelto il nome, lei rispose che aveva un’idea, Emanuela, moglie di Dalla Chiesa, ma voleva una conferma “divina”.
Suo padre si diede da fare: prima sentì dalla figlia se il nominativo Emanuela era citato in qualche testo sacro a messa, e lei glielo confermò. Poi chiamò qualcuno dei sacerdoti per sapere se esistesse una ragazza che potesse essere scambiata con lei, possibilmente dell’entourage del Pontefice.
Con il violoncello non ce n’erano, gli dissero. Ma del resto era meglio non azzardare uno strumento così raro, e identificabile: Marieclaire suonava anche il flauto dolce, che era più facile da confondere perché lo suonano tutti i bambini.
In più quella ragazza aveva un nome e un cognome che potevano essere scambiati facilmente con un indirizzo: “Via Emanuele Orlando”. Si informò anche a Palermo e gli dissero che lì c’era la Procura.
Non rimaneva dunque altro che parlare con il viceparroco della figlia per mettere in scena la consegna “divina” del nome….
Infatti Chiara fu mandata a confessarsi quel giorno. Il viceparroco le disse che Dio la conosceva con un altro nome. Che Dio le avrebbe dato un altro nome. Le disse di sceglierlo. E lei sentì la lettura giusta.
Le coincidenze hanno il sapore di chi ci vuole proteggere.
Certo, si poteva dare il nominativo di una persona inesistente. Ma probabilmente avrebbero trovato chiunque, qualunque nome fosse stato dato.
L’errore è stato a monte. Coinvolgere una bambina: nel segreto di Fatima, nell’attentato, nella verità sull’attentato, nei ricatti, nella lettera al Papa, nelle telefonate in Vaticano.
La prossima puntata ci racconterà qualcosa ancora da svelare?

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