Il segreto di Fatima e il caso Emanuela-Orlandi

Il segreto di Fatima: cosa c’entra con il caso Orlandi? Certo, difficile dimostrare i collegamenti se ci fermiamo ad Emanuela.

Se invece ci riferiamo all’autogol e allo scambio di persona con me, appare tutto più evidente.

Avevo 7 anni. Mia sorella frequentava il Conservatorio Morlacchi. E qui diciamo, le scuole di musica già ci introducono nel caso Emanuela Orlandi…

Un suo coetaneo faceva di cognome Roncalli, era un lontano parente del Pontefice, sebbene di un ramo diverso, tutt’altro che umile. Nobiliare. Un ramo perugino dei Roncalli. Una di loro ebbe il matrimonio celebrato da Papa Roncalli a Roma. Inoltre Papa Roncalli si recava spesso a Perugia, fin dall’inizio del suo pontificato. Pare che furono proprio i parenti perugini a sponsorizzarlo.

Papa Roncalli si era confidato con i suoi parenti: gli aveva confidato proprio il segreto di Fatima. Per la verità non ci credeva, non ci credevano nemmeno loro.

Così, un giorno in casa si comincia a parlare del segreto di Fatima. Io sono piccola, ancora non vado a catechismo, o forse comincio ad andarci in quel periodo, di sicuro non vado in chiesa perché la mia famiglia non ci va. Sento mio padre dire: “Sarei proprio curioso di sapere cosa è”. Io chiedo spiegazione e lui mi dice varie cose fuorvianti: che è un segreto di una signora che si chiama Fatima e non lo dice a nessuno…. Rispondo che i segreti lui, mio padre, ne ha parecchi, e di rispettare quelli degli altri. Poi mi dice che è una cosa a cui lui e suoi amici non credono, ma ci crede tanta gente. Gli rispondo di rispettare chi ci crede.

Insomma, mio padre lo vuole sapere. Mi porta a riprendere mia sorella al Conservatorio, e mentre distrae il maestro, mi dice di chiederlo al bambino di cognome Roncalli. “Digli che lo vuole sapere tuo zio, cardinale”.

Mio zio non era cardinale, era di Lotta Continua.

Il bambino di cognome Roncalli me lo dice mentre mette a posto lo strumento: “Di’ a tuo zio cardinale che muore, muoiono tutti, è una strage….! Il Papa colpito da arma da fuoco…!” Io incredula chiedo spiegazioni: “Ma chi è così cattivo da volere tutto questo? Non saranno i bambini….” Lui: “No, ma infatti non ci crediamo”.

Mio padre vede che sto parlando e fa finta di richiamarmi: “Vieni, Chiara, andiamo!” e mi riaccompagna a casa con mia sorella.

Una volta a casa mi chiede cosa mi ha detto Roncalli e io glielo dico. Dopo poco appare mio zio, quello di Lotta Continua. Poche parole, mio zio mi dice: “Sei sicura arma da fuoco? Una volta non c’erano” Io: “Sì, è una cosa abbastanza recente, esistevano già le armi da fuoco” Lui: “Se è così non ci vuole niente…” dice a mio padre. Mio padre: “Voglio un tiratore scelto!” Mio zio: “Vedo se conosco qualcuno….”

Poi si è coinvolto il Partito, la Russia, la STASI, la massoneria, il KGB, i corleonesi, e Alì Agca reperito da mio zio in un bar del centro a Perugia. Era uno studente con precedenti nel suo paese, la Turchia.

Quindi viene la parte più interessante: la massoneria, per sua impostazione, tende a “realizzare” le profezie, specie quelle dotate di una certa rilevanza. Fu questo il motivo per cui alcuni cardinali massoni di Roma vennero avvisati dalla massoneria laica di Perugia (primo fra tutti Marcinkus, ma anche altri – Casaroli se ne tirò fuori – troppo vicino al Pontefice) e la loro risposta fu: “A noi dispiace, noi siamo legati al Papa, però se questa cosa si deve realizzare lui è la persona ideale, per aiutare a dare una spallata al regime comunista.”

Alì Agca pernottò all’Ostello di Perugia del centro, di proprietà della Diocesi, e il prete (di mia conoscenza, colui che ha stilato insieme a me e ad altri il Rapporto Orlandi, tra l’altro manipolato) era stato in seguito interrogato dai gendarmi vaticani. Disse che aveva documenti falsi e non lo conosceva.

Agca tra l’altro sarebbe dovuto essere ritirato da un camion in via della Conciliazione, e fatto sparire, se non l’avesse fermato la suora. Mio padre aveva detto: “Questo non deve parlare”. I cardinali lo sapevano. Era per questo che lui non voleva uscire di prigione. Aveva paura. Quando Giovanni Paolo II l’ha incontrato, l’avevo saputo prima dal parroco. Il parroco mi aveva chiesto di chiedere a mio padre cosa avrebbe dovuto riferire ad Agca. Mio padre disse: “Dì che sostenesse la pista bulgara”. E’ questo che si sono detti i due.

In più io scrissi la letterina con la verità sull’attentato, insieme alle altre cose che facevano parte del Progetto Kapella dettate da mio zio di Lotta Continua, che tra l’altro era sempre stato buffone.

Dopo aver parlato io con il centralino Vaticano, e dopo aver parlato anche con un cardinale (telefonate confuse e manipolate da mio padre e mio zio che cercavano appoggi tramite ricatti) mi è arrivata una telefonata in vivavoce con accento del sud: “Chi ha fatto uscire il segreto? E’ stato Marcinkus?” e io: “No, sono stata io a dirlo, me l’ha detto un nipote di un Papa” “Come ti chiami?” Io: “Emanuela Orlando-i”

Naturalmente il nominativo era già concordato. Aggiunsi il particolare della scuola di musica, del flauto, che abitavo in Vaticano. Le ritenevo informazioni che non corrispondevano a nessuno.

La sera del rapimento di Emanuela telefonarono a me, a casa nostra: “Per il riscatto….” Io risposi: “Qui non hanno rapito nessuno, telefonate in Vaticano o a casa Orlandi”.

C’è un altro particolare: io avevo pregato in diretta per il Papa, quando gli hanno sparato. Ho chiesto a mia nonna di proteggerlo. Mia nonna, Maria, morì uccisa perché aveva portato mio padre dal pediatra, da piccolo. Vittima di pedofilia.

L’ho comunicato al parroco e nella letterina. Il Papa ha detto: “Mano materna” non ha detto subito “La madonna di Fatima”…

Infine: 158. Il numero diffuso sui media nazionali per contattare il Vaticano. 15/8, si sperava fosse rilasciata per quella data e si invocava la protezione di Maria.

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