Podcast Episode: Emanuela Orlandi Tra Documenti E Testimonianze

C’è un sito che si chiama “Tutta la verità sul caso Orlandi-Gregori” — e il titolo non mente a metà, perché la verità che racconta è una sola, personale, e parte da una lettera scritta in seconda elementare.

Marieclaire Canestrelli ricostruisce la propria storia e il suo intreccio con il caso Orlandi, dal mandante del rapimento alle fazioni vaticane, fino agli archivi riservati e ai collegamenti personali con altri cold case. Iniziamo da lì.

Il rapimento che non doveva essere: la storia di Casaroli e dei due nomi

Il cuore di questa ricostruzione è una tesi precisa: il rapimento di Emanuela Orlandi non nasce come tale, ma come errore di persona. Il testo pone la domanda direttamente — come ci è finita dentro una bambina di seconda elementare, e perché al suo posto è finita Emanuela Orlandi.

Il post principale, che racconta la storia in prima persona, esprime la tesi senza riserve: “il mandante del rapimento Orlandi, inteso come un mancato rapimento di me medesima, era Casaroli. E’ quello che la mia famiglia mi aveva sempre detto, e che non avevo mai voluto credere.”

Quindi Casaroli non è un personaggio di contorno. La tesi è che il rapimento nasce come autogol — il bersaglio originale era lei, non Emanuela Orlandi.

La ricostruzione descrive due fazioni contrapposte: da una parte i cardinali massoni guidati da Casaroli, utili al Papa per l’Ostpolitik ma considerati infedeli e scomunicati; dall’altra i preti amici del padre, semplici, fedeli alla Chiesa, tutti di Perugia.

Un conflitto tutto interno alla gerarchia ecclesiastica, con una bambina come innesco involontario.

Il meccanismo parte da una lettera al Pontefice, pensata dalla bambina per rivelare al Santo Padre la verità sull’attentato ma usata dai familiari per un progetto di screditamento del Pontefice da parte dei Servizi dell’est.

E al telefono, in vivavoce, risponde dicendo di chiamarsi Emanuela Orlando-i, di abitare in Vaticano, e cita una compagna di classe: una certa Gregori. Due nomi. Due rapimenti.

Il nome Emanuela non è casuale: lei aveva scelto quel nome per solidarietà con la moglie del generale Dalla Chiesa, della cui morte suo zio era probabilmente il mandante. Chiara aveva detto al padre che avrebbe chiesto conferma del nome in preghiera e il padre la mandò in chiesa quel giorno, quando le fu detto di ascoltare la liturgia e scegliere il nome. In realtà il padre aveva già orchestrato lo scambio di persona con i sacerdoti della Diocesi. Erano più che altro loro a voler dare una lezione al Vaticano.

La ricostruzione collega questi eventi alla lista di Pecorelli, alla morte di Papa Luciani, alle dimissioni di Benedetto XVI, sempre alla stessa rete di cardinali massoni. A corredo, il sito pubblica anche la deposizione formale del caso Orlandi e l’esposto presentato in Questura il 26 febbraio 2026, oltre a una segnalazione video e a un video dedicato alla soluzione dei casi Orlandi-Gregori.

Documenti che fissano la testimonianza in forma ufficiale, non solo narrativa.

Un aggiornamento più recente, intitolato “Nuovi elementi, testimonianze e video”, descrive i contatti avvenuti con un perito della Procura e con una donna che sembra operare per i Servizi Vaticani, oltre a una telefonata alla gendarmeria vaticana in cui vengono forniti tutti i dati personali — una scelta che il testo stesso definisce un errore.

Dalla letterina anonima all’identità pubblica sul blog: il percorso ha invertito completamente la direzione. Passiamo agli archivi, dove quella storia cerca ancora i suoi documenti.

Quello che l’Archivio non ha mai ricevuto

Esiste una busta — la numero 369, sottofascicolo otto, “scomparsa di Emanuela Orlandi” — che non è mai stata versata all’Archivio Centrale dello Stato. Questa è la risposta che arriva dopo una richiesta formale di accesso ai documenti.

Il post che pubblica questa risposta riporta che l’Archivio indica, tra la documentazione relativa al caso Orlandi, le “Raccolte speciali / Ministero dell’Interno / Direzione generale della pubblica sicurezza”, precisando che il fascicolo conservato contiene soltanto tre fogli — e che la busta 369 non è mai arrivata.

Tre fogli che attestano l’esistenza di qualcosa che non c’è. Il vuoto documentato è già una forma di risposta.

A completare il quadro, un secondo post pubblica un appunto riservato del SISDE datato 31 ottobre 1983, indirizzato al Raggruppamento Centri SISDE di Roma. La classificazione conferma che esistono fonti riservate sul caso che, come si evince dal documento dell’Archivio, non sono state riversate e rimangono ignote. I dati personali richiesti, nel frattempo, restano bloccati al Ministero dell’Interno. Il collegamento personale con questi archivi porta direttamente alla domanda successiva.

Un percorso in prima persona tra cold case e connessioni

Questo sito non è solo una ricostruzione del caso Orlandi. C’è un filo biografico che attraversa tutto — e un post lo dichiara esplicitamente, mettendo a fuoco il legame personale con vicende che vanno ben oltre il 1983.

Il testo dice: “Il caso di Emanuela Orlandi e gli altri cold case di cui parlo in questo blog non sono, per me, soltanto vicende di cronaca da ricostruire. Esiste un legame personale che, nel corso del tempo, mi ha spinta a cercare risposte, raccogliere materiale e mettere in relazione fatti che ritengo importanti.”

Non è una postura da commentatrice esterna. È una testimonianza che si estende ad altri nomi: José Garramón, Katy Skerl, Alessia Rosati, Marta Russo, Chiara Poggi, Daniela Ruggia, e Marco Accetti.

Due altri post completano questo segmento: uno esplora il collegamento tra il caso Orlandi e lo scisma lefebvriano, con circostanze personali poco note. L’altro, intitolato “Il flauto, Berti e la nichelatura”, aggiunge un dettaglio biografico preciso — lei suonava il flauto dolce, come Emanuela Orlandi suonava il flauto — un punto di contatto che nel racconto complessivo non è mai secondario.


Una lettera anonima, una busta mai consegnata, un archivio con tre fogli. Le lacune hanno la stessa forma delle domande.

E il percorso continua — nuovi elementi, nuovi contatti, nuovi documenti. La prossima puntata dirà se qualche anello della catena si è aperto.

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