Emanuela Orlandi e il caso Orlandi-Gregori: vi racconto la mia storia…

Un giorno capisci che tu padre ti ha precipitato dentro un incubo…

Non ha mai avuto un padre, non sa cosa significa esserlo…

Ti ritrovi precipitata nel peggior incubo della storia italiana, e non solo…

ORA VI SPIEGO

Dopo attento vaglio della mia memoria e di ciò che mi disse la mia famiglia e ultimamente la Diocesi di Perugia, affermo senza ombra di dubbio che: – il mandante del rapimento Orlandi, inteso come un mancato rapimento di me medesima, era Casaroli. E’ quello che la mia famiglia mi aveva sempre detto, e che non avevo mai voluto credere. Si è trattato di un classico “autogol”. – le fazioni erano queste: da una parte i cardinali massoni capeggiati da Casaroli che faceva comodo al pontefice perché creatore dell’Ostpolitik nei paesi comunisti, ma considerati infedeli dal S.Padre in quanto massoni e scomunicati, ma ferventi sostenitori della politica anticomunista, appunto. Dall’altra i preti amici di mio padre. Colleghi di seminario, preti semplici, frati, monaci. Tutti della mia città, Perugia. Fedeli al Papa e alla Chiesa ma anche al Vangelo. Costoro dicevano che l’attentato non era stato un atto grave, perché il S.Padre si era salvato, e comunque davano ragione a mio padre per tutto ciò che aveva passato da piccolo. (vittima e orfano a causa di pedofilia in seminario). Questi preti erano anche meno convinti delle politiche anticomuniste, perché dicevano che erano solo interesse della Polonia. In più la massoneria aveva al suo interno questi ecclesiastici massoni che non riconosceva autenticamente massoni in quanto si andavano a confessare o quantomeno a confidare con il S.Padre violando la loro società segreta. Li considerava traditori. Tutto ciò fa capo alla morte di Papa Luciani, che si era fatto fare da Pecorelli una lista di ecclesiastici massoni e fu ucciso il giorno stesso o il giorno dopo che gli venne consegnata. Tale lista venne preparata dal giornalista Pecorelli. In tale lista figuravano Casaroli, Marcinkus, Poletti, e tutti personaggi che ebbero a che fare con la vicenda Orlandi. Gli stessi cardinali, nomi diversi, stesse appartenenze, sono quelli che hanno fatto dimettere Papa Benedetto e instaurato Papa Francesco. Le cose andarono così: mio padre venne a sapere da terze persone (massoneria) che i cardinali massoni mi stavano cercando, per via della letterina, ma anche di contatti telefonici (credevano veramente che io aspettassi un figlio dal Pontefice). Chiese aiuto ai suoi amici preti della Diocesi, che mi aiutarono. Nessuno riferì i miei dati. Ci dissero di preparare un’identità, delle generalità da dare al telefono. Io avevo in mente il nome Emanuela che era la moglie del generale Dalla Chiesa, la cui morte mi aveva colpito. Mio padre fece sì con i preti che il nome mi fosse dato “da Dio” come gli avevo detto: mi fece andare a confessare in un giorno, domenica prima di Natale 1982, in cui la liturgia presenta le parole: “lo chiamerai Emmanuele”. Il viceparroco mi fece il discorso che Dio mi avrebbe dato un altro nome, mi disse di pregare, di ascoltare bene la liturgia. Io fui convinta che fu un messaggio divino. Mio padre infatti aveva trovato tramite le sue conoscenze di sacerdoti Perugia una persona dell’entourage del Papa che poteva essere scambiata: Emanuela Orlandi, che suonava il flauto (io suonavo il flauto dolce) e il cui nome poteva essere quello di un indirizzo. (Procura di Palermo). Ai suoi amici preti aveva detto che mi cercavano per via del segreto di Fatima, che avevo saputo da un mio compagno di scuola di cognome Roncalli.

Mio padre mi portò a Ravenna con la famiglia a visitare S.Apollinare in classe e insisteva molto sulla terminologia della “classe” in latino. Una mia amica mi disse che dovevo dire che abitavo in Vaticano. Una volta realizzato lo scambio di persona, la mia famiglia fu costretta a far depistare perché eravamo sotto minaccia e ricatto. Mio padre aveva i collegamenti con alte cariche dello Stato. In tutto questo il Papa era ostaggio di Casaroli con la sua politica Ostpolitik che lo credeva anche pedofilo, ma sapeva di essere nel giusto. L’audio della Banda è verosimile. Ecco un riepilogo di come sono andate le cose: frequentavo la seconda elementare, avevo appena imparato a scrivere, decido di scrivere una lettera al Pontefice. Avverto la famiglia. La famiglia viene scelta dal Partito socialista e dai servizi dell’est per screditare il Pontefice: è il Progetto KAPELLA, replica italiana dell’Operazione Papzt, che non è riuscita: una donna polacca aveva già riferito che il Pontefice è una persona retta e non ha avuto nemmeno da cardinale relazioni con lei. Un familiare, di nascosto da mio padre, mi suggerisce come già detto di invitare il Papa a una “fecondazione assistita”: servirebbe in futuro per un test di paternità contro chiunque risponda all’invito: monsignori, cardinali, ecc. Invece il mio parroco mi comunica che ha risposto favorevolmente il Papa, che ha accettato l’inseminazione artificiale e dice che il bambino nascerà al Gemelli. Probabilmente è una trappola di Casaroli, nella letterina c’era il riferimento al Presidente Russo Andropov capo del KGB. Ne parlo a casa, scatta la denuncia, il parroco si difende: “ordini superiori”. Il Vescovo lo stesso. Mio padre si reca in Questura, il Papa si vuole dimettere, io non volevo, avevo paura che le cose peggiorassero per me e la mia famiglia. Mio padre chiede che al Pontefice venga affiancato un neurologo o psichiatra: arriva Navarro-Valls. Nel frattempo la letterina è stata letta da qualcuno: Segretario di Stato, Casaroli, altri cardinali massoni. Agca viene interrogato e qualcuno va a trovarlo, spacciandosi per parente. La massoneria avvisa la mia famiglia che i cardinali massoni mi stanno cercando, ma non sanno il mio nome. La lettera era anonima. Intanto prende atto la manipolazione in famiglia: mio padre e mio zio cercano ricatti (mio padre è coperto dal segreto confessionale per l’attentato, mio zio no) contro il Vaticano. Mio padre mi dice che non vuole essere chiamato “babbo” ma “papà”, mi dice anche che in Vaticano lo conoscono. Mio zio gli suggerisce di portarmi con la forza a riposare il pomeriggio (con minaccia di punizioni fisiche), ed entra in gioco una famiglia di conoscenti comuni: la mia amica e sua madre mi consigliano di dire agli amici di mio padre al telefono che “mi porta a letto”, la signora mi dà il centralino del Vaticano (volevo chiarire la cosa della letterina e della “fecondazione assistita”), mio zio mi suggerisce di parlare dell’attentato e di dire della pedofilia (mio padre ha subito pedofilia da piccolo). Chiamo il centralino del Vaticano: dico che “quella cosa al Gemelli non si fa più”. Parlo di mio padre, dico che è il mandante dell’attentato, e la causa è anche la pedofilia (in realtà subita da mio padre da piccolo). La persona mi chiede se c’è qualcosa che deve dire al Papa, io capisco “al papà”: a me scoccia che quando mio padre si va a riposare vuole sempre che vada con lui. “Ditegli al papà che a letto con lui non ci voglio andare”. Credo che il Vaticano conosca mio padre perché ha fatto il seminario. Così mi telefona Casaroli, mi chiede se sono stata in udienza, io naturalmente non avevo mai visto il Papa, ma siccome mi sentivo in pericolo, dico di sì, che lo conosco. Mi chiede se ho le foto, io le foto non ce l’avevo perché non era vero, quindi dico che c’ero stata in via occasionale, senza foto. Mi chiede di parlare con mio padre: non glielo voglio passare perché smentirebbe, quindi dico che mio padre non vuole parlare con loro. Mi chiede cose di letti: sono piccola, non so cosa significa andare a letto, per me significa quando prego con la mamma. Bisogna essere nella mente di una bambina impaurita. La mia famiglia era una famiglia seria, non avrebbero mai permesso che nessuno mi toccasse. Casaroli ha temuto che il Papa fosse pedofilo.

La mafia aveva il nostro numero di telefono, ma non il nome. La massoneria non vedeva di buon occhio gli ecclesiastici massoni al suo interno, perché si andavano a confessare, a confidare con il Papa. Si decide di giocare un brutto tiro alla gerarchia, al Vaticano e ai cardinali massoni: stanno tutti dalla parte mia. Ricevo una telefonata in vivavoce: accento meridionale. Mi viene chiesto chi mi ha detto il segreto, come mi chiamo, dove abito. Rispondo: sono stata io, l’ho saputo da un parente di un Papa, abito in Vaticano. Mi chiamo Emanuela Orlando-i. Parlo anche di una mia compagna di classe, una certa Gregori. Ricevo altre chiamate: ho una vicina di casa che lavora con Avon, dico che vorrei lavorare da grande nel mondo della moda, ma so che mi accontenterei anche del volantinaggio. RAPIMENTO GREGORI. Mi sento in colpa. Non posso crederci. IL PIANO RIESCE: AUTOGOL. RAPIMENTO ORLANDI. Mi sento in colpa, decido di collaborare con il parroco, cerco di migliorare le condizioni della detenzione di Emanuela, chiedo aiuto alla famiglia per lei, parlo con i servizi per la liberazione di Emanuela. Tutto fallisce. Cominciano i depistaggi: la mia famiglia è ricattata dalla Banda, deve favorire i depistaggi. A chi ci rivolgiamo? Sempre alla massoneria, che arriva alla più alte cariche dello stato. Mio nonno è stato un partigiano, mio padre gli regala una pipa: vengo scambiata per la nipote del Presidente Pertini.

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